Articoli a cura degli alunni di 2C e 2A a.s. 2004/05
coordinamento del prof. M. Casaburi


“Il quotidiano in classe”: occasione di crescita culturale e civile

di Mario Casaburi

“L’introduzione del quotidiano in classe mette in gioco l’idea stessa della scuola, dei suoi compiti e delle sue funzioni. Innanzitutto viene a spostarsi la catena del mantenimento che lega la cultura al libro e che esclude chi della cultura del libro non fa parte. Imparare a leggere il quotidiano - nella sua doppia accezione, di giornale ma anche di vissuto - è un primo passo per imparare a leggere, cioè capire, la propria vita e il mondo in cui essa si svolge, per imparare a sviluppare strutture di senso e di progetto, cioè itinerari di presenza soggettiva al mondo.
Una seconda considerazione tocca al giornale come “educomunicatore”, “ risorsa globale” in grado di operare significativamente su più piani di fare scuola: dagli apprendimenti alle abilità, alle motivazioni, sempre avendo l’avvertenza di controllare i possibili dispendi e, soprattutto, di non rincorrere la novità a tutti i costi. Si tratta insomma di valorizzare un sapere extrascolastico, sviluppando una capacità di lettura attiva e, al tempo stesso. riconoscendo a questo sapere una sua dignità”.
Le parole di Cesare Scurati, esperto di scuola e di problemi giovanili, evidenziano con efficacia una delle più riuscite iniziative culturali, “Il quotidiano in classe”, che da alcuni anni caratterizza la scuola italiana e il liceo “Siciliani” di Catanzaro.
L’esperienza, nel diluvio di progetti e progettini che sta affondando la scuola italiana, è una delle più valide ed incisive e dal punto di vista didattico e dal punto di vista culturale.
Gli alunni, infatti, dimostrano grande interesse e partecipazione nella lettura e nella discussone di uno strumento di non sempre facile comprensione e talora dagli stessi aprioristicamente rifiutato.
Lettura, analisi e commento di articoli tratti da quotidiani nazionali e locali hanno costituito la base del progetto, che, per un’ora settimanale, ha coinvolto per un biennio docente e alunni.
Molto efficaci si sono rivelate la lettura comparata e la successiva discussione critica di contributi relativi allo stesso argomento e alla stessa notizia, le varie interpretazioni, le varie angolazioni e le varie visioni e, talora, le “manipolazioni” talora intervenute in quotidiani di diversa ispirazione e orientamento, di partito, “indipendenti” e “pseudoindipendenti”.
Particolare attenzione è stata dedicata alla funzione e della stampa nazionale e di quella locale, alle sue caratteristiche, ai suoi limiti, al suo linguaggio. Ci si è resi conto anche dell’importanza delle notizie non pubblicate o notevolmente ridimensionate.
L’iniziativa ha appassionato docente e alunni, ha contribuito alla scoperta di un mondo spesso sconosciuto, ha avvicinato i giovani ad alcuni dei più importanti problemi del nostro mondo, ha introdotto il dubbio, la discussione, ha sviluppato la capacità critica, ha contribuito al miglioramento delle capacità espressive.
“Il quotidiano - ha ancora notato Scurati, e non si può non convenire - appare un medium fondamentale per ancorare la scuola alla propria realtà territoriale,offrendo al tempo stesso quell’apertura sul mondo che evita l’eccesso di particolarismo”.
31 maggio 2005

Grande entusiasmo tra i ragazzi della 2C e della 1A del liceo “L. Siciliani”
Un’esperienza indimenticabile: dalla classe alla realtà.
Visita alla redazione de “il Domani”

“È molto difficile trovare un incipit ad effetto”, è questa la frase con cui Valentina, la giornalista che ha accolto e guidato le classi in visita alla redazione, ha dato inizio alle innumerevoli spiegazioni e informazioni riguardanti il mondo giornalistico.
I ragazzi si sono dimostrati, fin dall’inizio, molto interessati alle parole della reporter che con molta prontezza ha prima spiegato pazientemente la struttura della prima pagina di un quotidiano e la suddivisione dei compiti fra i vari giornalisti e, in seguito, ha risposto con molta disponibilità alle tante domande poste dagli alunni.
La curiosità dei ragazzi ha toccato svariati argomenti, dall’orientamento politico del giornale, ai contratti, agli slogan pubblicitari, dall’importanza della lettura del quotidiano in classe, allo stipendio di un giornalista professionista.
Durante il dibattito, la giornalista ha voluto svelare ai giovani apprendisti i segreti del mestiere ed ha ritenuto importante parlare dell’obiettività e dell’indipendenza come requisiti fondamentali per chi ha intenzione di intraprendere la difficile strada.
La visita si è conclusa con i tanti ringraziamenti dell’insegnante accompagnatore Mario Casaburi e con quelli dei ragazzi che, entusiasti, hanno voluto mettersi subito alla prova, accettando la proposta di scrivere un articolo con la speranza che sarebbe stato pubblicato.

Antonella Abiuso, Sofia Fazio, Flavia Colacino, Giovanni Tommolillo 2C

Incontro con l’autore

di Mario Casaburi

Sono stati momenti di intensa commozione quelli vissuti dagli allievi e dai docenti della seconda C del liceo Scientifico “Siciliani” di Catanzaro nel corso dell’incontro con lo scrittore Moisè Asta.
I giovani avevano letto e analizzato, nel corso dell’anno scolastico, l’ultimo bel romanzo dell’autore di Soveria Mannelli, Sermòne e Poesia (così Soveria Mannelli racconta se stessa….), l’incontro con Asta ha concluso l’interessante Progetto Lettura, relativo ad un autore che richiamasse la Calabria, il suo patrimonio culturale, civile e morale.
Asta, appassionato uomo di scuola, navigato ed esperto giornalista, intellettuale profondamente impegnato e, soprattutto, profondo conoscitore della sua terra d’origine e dell’uomo nella sua accezione più ampia, ha illustrato il significato della propria opera, richiamando quella precedente, Trevvù, discussa con gli stessi allievi nello scorso anno scolastico.
E’ venuta fuori una lezione di alto spessore umano e culturale, durante la quale Asta ha illustrato il significato della propria opera, il ruolo dell’intellettuale e della cultura, ha recuperato il composito mondo di Soveria Mannelli, “ antichi ricordi di medici, avvocati, sacerdoti, docenti, pittori ed artisti, giornalisti in erba, ex vigili urbani, ex custodi di camposanto, commercianti”. Ha discusso l’autore anche di storia, di filosofia, di Croce, delle metafore presenti nel romanzo, di amore per la Calabria, per il suo paese di origine, di radici, di memoria storica, dell’impossibilità di conoscere il presente senza lo studio del proprio passato, delle proprie origini.
In un silenzio irreale e con un coinvolgimento e una partecipazione attiva, vivace e, spesso, commossa, gli alunni hanno letteralmente tempestato di domande l’autore, mostrando di aver ben letto e ben assimilato personaggi, mondo, valori, poetica, poesia, lingua, dialetto del romanzo.
E’ stata per tutti una giornata senza dubbio intensa, la letteratura si è fatta “vita”, si è penetrati nell’affascinante mondo del romanzo di Asta. Lo scrittore si Soveria Mannelli ancora una volta ha fatto rivivere nelle sue belle e profonde pagine autentici momenti di vita e di passione civile e umana.
La scuola ha contribuito a “formare” efficacemente giovani e adulti: non è cosa di poco conto, considerati i nostri attuali tempi.
1 giugno 2005

MOISE’ ASTA ANCORA TRA I BANCHI

Tutto ha inizio con il progetto “Lettura in classe”, realizzato dal professore Casaburi, che ha consigliato agli studenti il libro “Sermòne e Poesia” di Moisè Asta.
Lo scrittore, invitato a scuola, si ritrova ancora una volta tra gli studenti, tra la commozione e il ricordo degli anni in cui la sua vita era divisa tra giornalismo e insegnamento. Asta si definisce semplicemente “uno che ama scrivere”, uno che vuole lasciare una sorta di testamento a coloro che verranno dopo.
Ritiene “grandi” gli autori, che, attraverso le loro opere, i loro libri inviano messaggi ai lettori e considera l’umiltà il “mezzo” sicuro per diventare “grandi” persone oltre che “grandi” scrittori.
Parla del suo libro come: “saggio romanzato”, nel quale non sono presenti solo importanti uomini, ricordati da tutti, ma anche uomini semplici, che con la loro quotidianità costruiscono giorno per giorno la storia.
“Sermone e Poesia” tratta di un amore platonico attraverso il quale i due giovani protagonisti, la metafora è evidente, riescono a condividere il momento più atteso, l’incontro all’interno della casa editrice Rubbettino, ritenuta dallo scrittore un importantissimo centro per la crescita culturale del suo amato paese, Soveria Mannelli, nel quale è ambientato l’intero racconto.
Sono state rivolte numerose domande all’autore da parte degli studenti, Asta con parole semplici e ricche di commozione è riuscito a dare esaurienti risposte, soddisfacendo le curiosità, i dubbi e le incertezze dei ragazzi.
La classe ha partecipato con grande interesse e coinvolgimento al dibattito sul libro.
Nel pieno della conversazione è venuta la vicepreside, prof. Schipani, che, attratta dall’entusiasmo dei ragazzi e dello stesso autore, ha deciso il prossimo anno di ampliare il progetto all’interno della scuola.

Valentina Esposito II C

Moisè Asta: “il presente figlio del passato”

“L’umiltà è la virtù dei forti”, con tali parole il nostro docente, Mario Casaburi, ha evidenziato una delle doti principali di Moisè Asta, che mercoledì scorso, tra i banchi del liceo scientifico “Luigi Siciliani”, ne ha dato mirabile prova ai ragazzi, che lo hanno ascoltato con vivo interesse.
Per lo scrittore la felicità era tanta, altrettanta la commozione. Essere di nuovo seduto su una cattedra, tra studenti che con attenzione seguivano le sue parole, lo ha portato a girovagare nel tempo, tra i suoi ricordi più intimi, quando ancora insegnava storia e filosofia al liceo classico “Galluppi “ di Catanzaro.
Dalla voce traspariva un “briciolo “ di nostalgia per la scuola, che allo scrittore ha dato sempre numerose soddisfazioni ed è stata, dopo la famiglia, sempre al centro del suo cuore.
“Sermòne e Poesia”, la nuova fatica letteraria di Moisè Asta, racconta l’amore quasi “platonico” di due ragazzi, appunto Sermòne e Poesia, che solo attraverso sguardi, spesso fuggitivi, riescono a comunicare i loro sentimenti, i loro stati d’animo.
Amore, però, è ostacolato dalle famiglie di appartenenza, che, come è noto, circa mezzo secolo addietro era abbastanza possessivo, in particolare delle figlie. Basta un bacio, un abbraccio, quando ormai i due “ragazzi” sono diventati “grandi”, per dare un senso a tutti gli sguardi, le emozioni, i sentimenti che i giovani hanno avuto fin dall’età adolescenziale.
Il caso vuole che i due diano un senso alla propria storia proprio nello stabilimento tipografico “Rubbettino“ di Soveria Mannelli, che lo scrittore considera come “il massimo strumento per forgiare la cultura”, il centro più importante della comunità.
Moisè Asta rivela a tutti i giovani che il suo “saggio romanzato” è frutto di una doppia deformazione professionale: la prima, quella del giornalista, che lo porta sempre ad essere verista, quasi verghiano; la seconda, quella del professore di filosofia, che lo spinge a scavare nella storia. Ecco perché lo scrittore scrive che “Il saggio rappresenta l’immagine della mia esistenza”.
Le fonti per la stesura di Sermòne e Poesia sono state numerose. Tante sono stati le riviste e gli articoli utilizzati, addirittura è stato consultato un libro risalente al 1880, forse oggi l’unica copia esistente.
L’appuntamento con Moisè Asta è stato per i ragazzi dello scientifico un’ occasione di grande crescita formativa e culturale.
A conclusione dell’incontro lo scrittore ha lasciato a tutti un’ importante lezione di vita, esortando a non dimenticare la storia, a non vivere solo nel presente, a ricordare anche il passato. “Il mondo attuale - ha concluso - è il prodotto di quello passato”.

Luigi Mariano Guzzo II C

LA GRANDE FINESTRA SUL MONDO, ORA APERTA ANCHE IN CLASSE

IL QUOTIDIANO
Da qualche anno la scuola italiana, superando l’impostazione prettamente nozionistica che talora la caratterizza, ha voluto rendere ancora più completa la formazione degli alunni attraverso la partecipazione al progetto “ Il quotidiano in classe”.
Anche il nostro istituto, il liceo scientifico “Siciliani” di Catanzaro, ha promosso il progetto “Il quotidiano in classe”, con il fine ultimo di appassionare e avvicinare gli studenti alla lettura di un importante mezzo di comunicazione dell’attuale società, il quotidiano.
Il progetto didattico-formativo ha avuto una forte risonanza in tutto l’istituto, ha prodotto viva partecipazione nella nostra classe, la seconda C, e nella maggior parte dei ragazzi coinvolti.
Attraverso la realizzazione del progetto ci si è proposto il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
-conoscere impostazione e caratteristiche dei quotidiani;
-far acquisire agli studenti l'abitudine a leggere i quotidiani, analizzandoli nei loro linguaggi specifici;
-aprire gli alunni alle più importanti problematiche della nostra epoca;
-favorire l’arricchimento lessicale;
-saper decifrare e decodificare i messaggi;
-saper conoscere i fatti, analizzarli, individuarne i principali aspetti;
-essere in grado di cogliere il ruolo dei quotidiani e il significato dell’informazione.
Per tutto l’anno scolastico, all'interno dell'orario curriculare, abbiamo dedicato un'ora settimanale alla lettura di alcune delle più importanti testate nazionali e regionali, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole-24 ore, La Gazzetta del Sud, Il domani, Il quotidiano.
La proposta di lettura del quotidiano in classe e la conseguente attenzione alle forme espressive del linguaggio giornalistico ci hanno consentito di trovare valide risposte ad istanze di vario tipo: culturale , metodologico e , soprattutto, critico. Abbiamo, infatti, sperimentato nella quotidiana pratica didattica l'utilità della lettura del giornale per la formazione di “teste pensanti” - come ci ripete spesso il nostro insegnante di lettere, Mario Casaburi - e per l'acquisizione di un linguaggio comunicativo rapido ed efficace.
L'attività, che ha coinvolto tutta la classe, si è svolta in vari momenti. Abbiamo iniziato dalla lettura dei quotidiani proposti, ma anche di altre testate, dall'analisi dei linguaggi, dalla comparazione delle stesse informazioni su giornali di opposti orientamenti ideologici e culturali. Con l’aiuto dell’insegnante abbiamo confrontato quotidiani di orientamento politico differente, provando a trovare, e riscontrando effettivamente, analogie e differenze, a volte anche molto significative.
Abbiamo approfondito le notizie, le abbiamo più volte rilette per comprenderne meglio il significato e il messaggio veicolato e, infine, le abbiamo fatte nostre, usandole spesso come strumento di ricerca e momento di riflessione.
Abbiamo individuato dei “filoni” per seguire gradatamente le vicende e per cercare di comprendere meglio il mondo in cui viviamo, fatto di cose belle ma afflitto anche da tanti episodi di violenza, corruzione e malvagità. Per questo abbiamo scelto importanti aspetti della nostra società, soffermandoci su alcuni dei più importanti problemi nazionali e mondiali.
La discussione ha di volta in volta toccato l’ambito politico (la “finanziaria”, il governo Berlusconi, il governo spagnolo di Zapatero), sociale (il problema ambientale, i diritti umani, l’elezione del nuovo pontefice, la povertà del Terzo Mondo), culturale (la morte del poeta Mario Luzi, il fascismo, la televisione spazzatura). Tra gli altri argomenti, abbiamo rivolto particolare attenzione alla realtà della scuola e alla riforma Moratti.
Tutti ci siamo messi alla prova, cercando di esprimere le propri opinioni e confrontarsi con quelle altrui. Abbiamo compreso che la nostra società, consumistica all’eccesso, attenta soltanto all’apparenza, è destinata ad avere un problematicissimo futuro.
A piccoli gruppi, o individualmente, abbiamo anche scritto articoli, inizialmente rielaborando e riassumendo quelli letti e, successivamente, componendo testi originali in una forma giornalistica.
Un quotidiano non va solo letto, ma anche interpretato. Grazie all’opera del nostro insegnante di lettere, ci siamo appassionati al progetto, dedicandogli anche una parte del nostro tempo libero.
L’iniziativa ha fatto sì che il giornale diventasse un oggetto di studio, che va scomposto, ricomposto, analizzato nelle sue strutture portanti, interrogato, criticato.
Il lungo percorso ci ha portato a riflettere sulla corruzione delle istituzioni, sulle ingiustizie e sull’indifferenza che molti mostrano di avere nei confronti di gravissimi problemi, che possono essere risolti soltanto con la collaborazione e il rispetto reciproco.
Ci siamo resi conto che la lettura del quotidiano allarga le possibilità di approccio ai testi, con una molteplicità di forme e strutture, sviluppa le capacità di comprensione ed arricchisce linguisticamente.
Ora siamo anche in grado - ma la strada è ancora molto lunga - di utilizzare il giornale quasi come un libro di testo, che cambia ogni giorno, che costituisce una sorta di lezione di storia e di educazione civica, che ci consente di vivere consapevolmente il nostro tempo, di restare ancorati alla realtà che ci circonda, di interrogarci sul mondo che cambia, di farci una personale opinione sui diversi avvenimenti, di partecipare attivamente a tutto ciò che accade intorno a noi, diventando, quindi, soggetti in grado di modificare e di non subire la realtà.
Ci riteniamo molto soddisfatti del lavoro svolto: grazie al “Quotidiano in classe” ora guardiamo il mondo con occhi forse più maturi, sicuramente più critici, riuscendo ad andare oltre alle semplici parole impresse su un foglio di carta.
21 maggio 2005

Beatrice Amodei per la seconda C
oordinamento di Mario Casaburi

Aspetti della donna in Calabria oggi

di Roberto Minici, Giovanna Sestito e Rosalba Berteli
coordinamento di Mario Casaburi

Il desiderio delle donne è riappropriarsi dell’identità culturale partendo dalla rivisitazione dei miti.
Non è un caso che le prime divinità siano donne: come dire che la creazione del mondo sia tutta femminile. La divinità femminile nasce, però, da un fatto concreto: il potere, che hanno le donne, di procreare. Quest’ultimo deve essere apparso, all’altro sesso, un potere inspiegabile, troppo forte. Bisognava inventare un ordine maschile che superasse la potenza derivata alle donne dalla procreazione. Da qui deriva la dicotomia tra naturale-istintivo per le donne e superiore-razionale per gli uomini.
Rivisitare il mito serve a ritrovare le radici culturali delle donne del Mediterraneo fortemente radicate alla terra e al mare: donne in quanto madri, donne in quanto portatrici di una cultura, la cultura del fare, del coltivare, della propensione alla pace, donne miti e forti, donne che urlano contro la violenza, donne che da sempre hanno costruito la politica dei sentimenti.
Il progetto politico, che potrebbe creare un luogo e un tempo di incontro per le donne del Sud e del Mediterraneo, dar loro la possibilità di scambiare idee, progetti, desideri e concretizzarli, in un nuovo “mondo di vita”, e nella dimensione privata come in quella più largamente culturale e sociale, potrebbe espandersi in più direzioni:
- quella profonda, attraverso una rivalorizzazione, in chiave moderna, degli antichi mai sopiti, saperi delle donne;
- quella culturale, attraverso la rivisitazione dei miti, delle leggende e di tutto il patrimonio legato alle figure femminili del mondo mediterraneo;
- quella economica, attraverso l’elaborazione dei progetti che rivalutino tutte le risorse locali, in un’ottica di ripensamento delle politiche globali di sviluppo;
- quella sociale, attraverso l’elaborazione e la concretizzazione di un modello di nuova società basata sull’incontro creativo tra antichi e nuovi modelli sociali di cultura femminile;
- quella politica ed istituzionale, attraverso la promozione di una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali.

La donna nel mondo del lavoro

Sin dall’antichità sono sempre esistiti forti divari tra il mondo femminile e quello maschile. Per questo motivo le pari opportunità divennero, intorno agli anni ’40 in Svezia e in seguito in Italia, una grande conquista per gli abitanti del mondo.
Per raggiungere questo obiettivo, le donne, che hanno preceduto la generazione attuale e quelle precedenti, hanno dovuto lavorare e “combattere” con tutti i mezzi a loro disposizione.
In Calabria le maggiori differenze per sesso si presentano nel mondo del lavoro, dove le donne appaiono maggiormente penalizzate rispetto agli uomini.

Disoccupazione e occupazione femminile in Calabria.

In un contesto segnato da difficoltà generalizzate di accesso al lavoro, la condizione femminile appare in Calabria maggiormente penalizzata rispetto a quella maschile.
I dati regionali mostrano, infatti, come il tasso di attività femminile in Calabria sia di oltre 10 punti al di sotto del pur basso valore nazionale e circa la metà del tasso di attività maschile.
La limitata propensione femminile a presentarsi sul mercato del lavoro è in gran parte dovuta ai comportamenti delle donne a bassa istruzione e in parte alle donne dotate di diploma; diversamente le donne ad altissima scolarizzazione sembrano insistere sul mercato del lavoro a livelli rilevanti (76,2% delle laureate ) e comparabili con quelli maschili (84% dei laureati ).
Il quadro è ancora più preoccupante in riferimento al tasso di occupazione femminile in Calabria. Quest’ultimo è meno della metà del già basso tasso maschile (15,2% contro 36,4% ). Altrettanto significativo appare lo scarto tra propensione delle donne a presentarsi sul mercato del lavoro e tassi di occupazione femminile. Di fatto, a fronte di un tasso di attività femminile del 22,9%, il tasso di occupazione è del 15,2%.
Altrettanto preoccupante è la situazione relativa alla disoccupazione. Il numero assoluto di persone in cerca di lavoro di sesso femminile in Calabria è pari, nel ’98, a 97 mila, mentre le persone in cerca di occupazione di sesso maschile sono 93 mila. Il valore è in entrambi i casi in aumento rispetto al ’95.
In termini di tasso di disoccupazione la comparazione tra i due sessi evidenzia un forte squilibrio. Il tasso di disoccupazione femminile risulta, infatti, pari al 38,7%, quello maschile al 20,4%.

I settori dell’occupazione.

L’articolazione settoriale mette in evidenza le notevoli differenze nella “qualità” dell’occupazione maschile e femminile.
Oltre i 3\4 delle donne sono impiegate nel terziario; più del 50%, inoltre, fanno parte del terziario non commerciale. Gli uomini occupati nel terziario ammontano invece al 63,8% del totale.
Anche nel settore agricolo prevale l’occupazione femminile. E’ invece nel settore industriale che la presenza femminile è quasi irrilevante (4,5% )in confronto a quella maschile.

La donna in politica.

Per quanto riguarda la rappresentanza femminile ai vertici della politica, si rileva una situazione ancor meno incoraggiante: alla fine del mese di settembre 2003 sono presenti 2 donne su un totale di 23 ministri. Occupano i ministeri dell’Istruzione e per le Pari Opportunità; sei sono le sottosegretarie su un totale di 56.
Non molto differente la situazione relativa agli organi di governo provinciale: su un totale di 100 presidenti solo 4 sono donne.
Più elevata è, invece, la quota di donne che riveste la carica di assessore provinciale: il 13,6% del totale.
La Calabria, con il 15,9%, si colloca al sesto posto della graduatoria con 7 donne su un totale di 44 assessori provinciali.
La nostra regione è una delle 7 in cui è presente una donna al governo di una città capoluogo. La ripartizione per genere degli organi di giunta vede una quota di donne pari al 14,4% e, cioè, su un totale di 1023 assessori comunali, 148 sono donne. La Calabria occupa il quarto posto con il 19,6% insieme con Umbria e Lazio.
Inferiore risulta essere la quota di donne presenti nei consigli comunali: su un totale di 4028 consiglieri, appena 457 sono donne, vale a dire l’11,23%.
Le istituzioni comunali più “permeabili”alla partecipazione femminile sono le regioni del Nord. In ultima posizione è la Calabria ( 6,5% ).
Da un’analisi complessiva e comparata dei risultati rilevati nei diversi contesti territoriali italiani emerge, in tutta la sua evidenza, il divario esistente tra le realtà regionali del Nord e quelle delle altre aree del Paese, del Sud in particolare. In coda alla classifica, infatti, si collocano quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, penalizzate, oltre che da un basso grado di partecipazione dei propri residenti alla res publica, da un comprovato atteggiamento di chiusura riguardo l’universo femminile.
La maglia nera spetta decisamente alla Calabria ( 106,9 punti ), le sue migliori performances non vanno oltre il penultimo posto raggiunto nella classifica relativa al tasso di partecipazione politico elettorale.
 

Una nuova figura: la consigliera di Parità

Una figura particolarmente importante in politica è quella di Consigliera di Parità, che svolge un ruolo fondamentale per la promozione dell'occupazione femminile, la prevenzione e la lotta contro la discriminazione nell'accesso, nella formazione e nello svolgimento del rapporto di lavoro. Ha, quindi, un ruolo di tutela, da un lato, e di promozione attiva dall'altro. È una figura istituzionale nominata dal Ministero del Lavoro, che tutela la posizione lavorativa delle donne, incidendo sulle situazioni che sono di ostacolo alla realizzazione della piena parità uomo-donna sul lavoro. (legge 125/91 e legge 196/2000).
Nell'esercizio delle sue funzioni è un pubblico ufficiale che ha l'obbligo di segnalare all'autorità giudiziaria i reati di cui viene a conoscenza.
Il suo servizio è rivolto a tutti i lavoratori, in particolare ad ogni donna che abbia subito discriminazioni sul lavoro, che voglia avere maggiori informazioni sui suoi diritti, sapere quali Enti ed Organizzazioni possono aiutarla nella formazione professionale.
Lo scopo è eliminare le disparità di fatto di cui le donne sono oggetto nella formazione scolastica e professionale, nell'accesso al lavoro, nella progressione di carriera, nella vita lavorativa e nei periodi di mobilità.
Appare evidente che è necessario promuovere l'inserimento delle donne nelle attività, nei settori professionali e nei livelli nei quali esse sono sottorappresentate ed in particolare nei settori tecnologicamente avanzati ed ai livelli di responsabilità.
E’ anche necessario favorire, mediante una diversa organizzazione del lavoro, delle condizioni e dei ritmi di lavoro, l'equilibrio tra responsabilità familiari e professionali ed una migliore ripartizione tra i due sessi.

 

La donna romana

di Enrica Epifano, Serena Rinninella e Myriam Scicchitano della seconda A.
ccordinamento di Mario Casaburi

Quest’anno abbiamo iniziato lo studio dei classici latini, il primo autore presentato dal nostro insegnante è stato Catullo, che ci ha particolarmente colpito per il tema dell’amore. Ma ancor di più siamo rimasti stupiti e in qualche modo affascinati dalla figura di Lesbia, la bella e ambigua donna amata dal nostro scrittore, in quanto non ci saremmo mai aspettati un’indipendenza ed una libertà di costumi da parte di una donna appartenente ad una società di oltre duemila anni.
Abbiamo così iniziato a curiosare nella vita dei romani, nelle loro case, li abbiamo seguiti passo passo, attimo per attimo nella loro quotidianità, studiandone abitudini, costumi, leggi, passatempi e molto altro ( in verità l’anno scorso avevamo, in venti ore extracurriculari, studiato alcuni aspetti di vita romana).
Dobbiamo, però, ammettere di aver incontrato non poche difficoltà lungo il nostro percorso.
In un primo momento ci siamo serviti di internet e ci siamo subito resi conto che i contributi erano ripetitivi e poco “consistenti” (il nostro insegnante ci aveva in proposito avvertito). Senza scoraggiarci siamo passati alla classica fonte di cultura: i libri. Abbiamo letto in italiano e abbiamo tradotto - utilizzando talora l’interessante e piacevole “contrastiva” - brani di Catone, Catullo, Sallustio, Livio,Valerio Massimo, Marziale relativi a varie figure di donne. Abbiamo, poi. letto i testi sulla vita romana di Ugo Enrico Paoli e di Carcopino, quelli di Eva Cantarella, L’ambiguo malanno e Passato prossimo, e alcune interessanti pagine sulla donna a Roma della Cenerini e di Franciosi.
Dobbiamo ammettere che non è stato facile studiare e organizzare tante informazioni e tanti aspetti. Nonostante tutto, siamo riusciti a soddisfare la nostra curiosità e il risultato...,beh, potete giudicare (modestia a parte…, ) voi, ci ha soddisfatto”.
Sono queste le considerazioni, ricche di humour e di consapevolezza delle inevitabili difficoltà incontrate, fatte da un gruppo di allievi di un liceo scientifico su un lavoro condotto in ore curriculari con un notevole impegno e con una profonda curiosità. Gli alunni si sono avvicinati ai testi latini con un’iniziale diffidenza e con limitato interesse. La scelta di Catullo si è rivelata felice per adolescenti di 14/15 anni, che si sono meravigliati del disinvolto comportamento di Lesbia e sono stati attratti dal mondo interiore e dai profondi sentimenti del poeta veronese.
Ci si è anche cimentati nella traduzione contrastiva, che ha prodotto negli allievi un
profondo coinvolgimento, anche emotivo e linguistico, nell’approccio ai testi latini prescelti.
Si è successivamente fermata l’attenzione sui alcuni versi di Ovidio dell’Ars
amatoria e dei Medicamina faciei femineae, sugli splendidi ritratti di donne
disegnati da Marziale e su figure femminili anche di altre epoche, la fattoressa di Catone, ad esempio, Sempronia, Porcia,
Abbiamo seguito la donna romana nei suoi momenti più importanti dalla nascita alla morte
Nel dies natalis, il giorno della nascita, il neonato veniva sottoposto al rito del riconoscimento. Era deposto ai piedi del pater familias, che con un gesto manifestava la sua volontà: se faceva l’atto di sollevarlo, era riconosciuto, altrimenti veniva esposto nella pubblica via dove poteva morire di fame e di freddo. Trascorsi i primi giorni di vita, aveva luogo il rito di purificazione con acqua (lustratio). Parenti ed amici di famiglia portavano doni ed i genitori attribuivano il nome al neonato. Al collo del maschio era appesa la bulla, pendaglio d’oro che conteneva all’interno una formula contro il malocchio; le bambine ricevevano in dono le pupae, le bambole, ed accessori forse di uguale valore scaramantico della bulla.
Nei primi anni la fanciulla si aggirava nella sua domus, giocava con i dadi, il cerchio, le noci. Le ragazze di buona famiglia, dopo i primi studi, continuavano privatamente a istruirsi sotto la guida dei praeceptores, che le istruivano nella letteratura greca e latina; contemporaneamente imparavano a suonar la cetra, a cantare, a danzare e a ricamare.
Il matrimonio costituiva l’altro, importante momento della vita della donna romana.
Nel giorno stabilito per la celebrazione del rito la nubenda vestiva una tunica senza orli e un mantello color zafferano, ai piedi sandali della stessa tinta, intorno al collo una collana di metallo. Sulla testa c’era un velo color arancio fiammeggiante, sul velo era poggiata una corona intrecciata di maggiorana e di verbena al tempo di Cesare e di Augusto, più tardi di mirto e di arancio.
Dopo lo scambio del reciproco consenso seguiva una grande festa che cessava al finir del giorno, quando era venuto il momento di sottrarre la sposa agli abbracci della madre e trasportarla nella casa dello sposo.
La moglie infedele andava cacciata di casa entro tre giorni. Le veniva tolta la metà della dote ed un terzo del patrimonio. Non poteva più sposarsi, fuori casa tutti la disprezzavano. Alla matrona tutto questo non accadeva, era fedele al marito e non le era necessario fare come la Lucrezia di Livio, che, oltraggiata, presenti il padre e il marito, cultrum, quem sub veste abditum habebat, in corde deficit prolapsaque in vulnus moribonda cecidit.
Anche la nostra “festa della mamma” aveva un suo “corrispettivo” nell’antica Roma. Due erano i ruoli della donna all’interno della famiglia: moglie e madre.
La moglie era in ogni età compagna e cooperatrice dell’uomo; gli stava vicino nei ricevimenti e nei banchetti e divideva con lui l’autorità sui figli e sui servi. In casa si occupava principalmente dei lavori femminili, sorvegliava e guidava le schiave e si dedicava al ricamo e filava.
I figli costituivano il fine principale del matrimonio. La maternità, nell’antica Roma, era molto rischiosa e per le madri e per i nascituri: l’alta mortalità infantile era una grave piaga sociale, un’alta percentuale di donne moriva durante il parto o per le sue complicanze. Le matrone dovevano allattare personalmente i loro figli, in età imperiale era deprecata la loro abitudine di far allattare i figli alle nutrici.
Senza ombra di dubbio la madre più famosa di tutta l’antica Roma è Cornelia, la quale, rivolta ai figli, haec, inquit, ornamenta sunt mea.
Attraverso la lettura di epigrafi è possibile avere un efficace quadro delle virtù femminili. Nella prima parte di un’epigrafe dell’età di Tiberio, ritrovata a Roma, la defunta si rivolge a chi passa davanti alla sua tomba e dice di avere posseduto bellezza e grazia e di essere stata istruita in tutte le arti. Un altro epitaffio riflette invece l’arco di un’esistenza brevissima, conclusasi a 25 anni al momento del parto.
Le donne erano libere di uscire, fare visita alle amiche e frequentare luoghi pubblici. Per sfuggire alla calca, i romani e le romane passeggiavano lungo le zone più famose dell’Urbe: i Fori, le Basiliche, i giardini, le terme. Di questi luoghi di ritrovo si occupa anche Ovidio nell’Ars amatoria, quando dà consigli agli uomini su quali fossero i posti più favorevoli per “l’adescamento” delle donne: fora conveniunt (quis credere possit?) Amor, i teatri, dove invenies quod ames, quod ludere possis, e il circo, nec te nobilium fugiat certamen equorum.
La morte e il seppellimento del cadavere erano per i romani occasione di riti complessi, qualcuno è rimasto anche nei tempi nostri, specie quelli suggeriti da un delicato senso di pietas verso il defunto: quando il malato stava per morire, lo si deponeva sulla nuda terra e uno dei suoi cari raccoglieva con un bacio l’ultimo respiro e gli chiudeva gli occhi.
Esalato l’ultimo respiro, seguiva la conclamatio, i presenti, cioè, chiamavano ad alta voce il defunto, poi cominciava la preparazione del cadavere: le donne lo lavavano con acqua calda e, dopo averlo unto con unguenti e aver proceduto a una specie di imbalsamazione provvisoria, lo vestivano, lo componevano sul letto funebre e lo esponevano in pubblico nell’atrio. Sotto la lingua del morto si metteva una piccola moneta, il “pedaggio” destinato a Caronte.
Intorno alla salma ardevano lampade e candelabri: sul cadavere si deponevano fiori, corone e bende. In segno di lutto si spegneva il fuoco del focolare, le donne di famiglia ripetevano a intervalli pianti e lamenti, si strappavano i capelli e le vesti, graffiandosi e percotendosi il petto.
L’ideale di bellezza nell’età augustea era costruito da una donna alta, non troppo magra, con seno abbondante; la carnagione prediletta era rosea, particolare attenzione era rivolta verso le mani, che dovevano essere ben curate e con dita affusolate.
Anche il colore delle vesti veniva liberamente scelto in base alla carnagione.
Tra le romane non ebbe mai fortuna la moda dei capelli corti. Le giovinette si pettinavano molto semplicemente, raccogliendo i capelli in un nodo cadente sulla nuca o in trecce.
Cosmetici e profumi erano prodotti con sostanze vegetali, minerali ed animali. Per i profumi erano utilizzati fiori, olio di mandorle dolci, dall’Oriente giungevano unguenti preziosi. I denti erano puliti con polvere di corno.
Col passar del tempo le donne romane si emanciparono, alla fine della repubblica alla madre, al pari del padre, era riconosciuto il diritto formale del rispetto dei figli. E’ certo che la donna romana godeva, nei tempi che si stanno trattando, di una dignità e di un’autonomia equivalenti a quelli che il femminismo contemporaneo ha rivendicato.
Il modello negativo forse più celebre è rappresentato da Clodia, sorella del famoso tribuno Clodio, donna piena di fascino e spregiudicatezza, che ebbe numerosi amanti, tra cui il poeta Catullo.
I secoli fra il principato e l’impero videro un grande cambiamento nello stile di vita delle donne romane, che non erano solo “emancipate”, ma spesso anche corrotte.